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dai GIORNALI di OGGI

Il Guardian: "Italia fuori dal G8"

Il giornale: "I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani".

Frattini: "È una buffonata"

Il ministro: "Solo sciocchezze"

DURO Scontro tra il ministro e il quotidiano britannico

2009-07-08

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

 

CORRIERE della SERA

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2009-07-08

Il premier alla vigilia del vertice: "Nessun Rischio, edifici antisismici"

Berlusconi, G8 e le critiche del Guardian

"Colossale cantonata di piccolo giornale"

I temi del summit e la polemica con la stampa: "Ho il gradimento del 64% degli italiani. Il resto sono calunnie"

Silvio Berlusconi (Reuters)

Silvio Berlusconi (Reuters)

ROMA - Il programma dettagliato delle giornate del vertice, la risposta a suon di sondaggi alle critiche della stampa estera, la conferma dei buoni auspici derivati dall'intesa Obama-Medvedev sulle armi nucleari. La conferenza stampa pre G8 di Berlusconi contiene la sintesi che il presidente del Consiglio presenta al mondo alla vigilia del summit a L'Aquila. Un summit che nei tre giorni si allargherà a un numero ampio di delegazioni. E che comincia con l'ennesima polemica di e con un quotidiano straniero, il britannico The Guardian, che ha pubblicato un commento negativo proprio sull'organizzazione italiana del G8: "Una colossale cantonata di un piccolo giornale" dice il presidente del Consiglio.

CRITICHE E ALTO GRADIMENTO - "Questo G8 apre con buoni auspici" dice Berlusconi, sottolineando che alla base del suo ottimismo ci sono il miglioramento dei rapporti fra Usa e Russia: "Si rischiava di far tornare la storia al clima di guerra fredda. Ho lavorato per far sì che si tornasse ad uno stato d'animo di fiducia, cosa che è successa". Berlusconi cita poi il messaggio del Papa e torna sul suo gradimento personale gli attacchi dei media dopo l'ultimo caso, quello sollevato dal commento del Guardian inizialmente con un commento molto generico: "Nonostante e dopo gli attacchi italiani promossi da una certa stampa di un gruppo italiano e da una certa stampa estera, questa mattina Euromedia research mi dà una fiducia del 64% degli italiani. Una situazione record che nel mondo hanno solo Lula, Obama e Medvedev. Perché un conto è la realtà e un altro conto sono le calunnie". Ma poi arriva una risposta più tagliente: "Una colossale cantonata da un piccolo giornale".

"ALL’AQUILA, EDIFICI ANTISISMICI" - Il presidente del Consiglio ha anche voluto rassicurare tutti sul rischio di eventuali scosse all’Aquila durante il G8: "Non c’è nessun pericolo anche perché gli edifici" dove si svolge il summit "sono antisimici", ha detto.

I TEMI DA AFFRONTARE - Il presidente del Consiglio poi passa ai temi che il vertice dovrebbe affrontare. A L'Aquila sarà lanciata una "iniziativa" per affrontare il problema della fame nel mondo che, spiega, si chiamerà "Food security" e prevederà un fondo da 10-15 miliardi di dollari. Sugli altri scenari internazionali Berlusconi spiega che "bisogna difendere la democrazia in Pakistan, che ha 60 bombe atomiche" e sull'Iran esclude sanzioni: "Personalmente penso che noi continueremo con il dialogo, l'Italia è su questa posizione dando un tempo a questo dialogo e conoscendo bene i rischi che si possono incontrare ove Israele accerti la volontà di un'arma nucleare da parte dell'Iran e allora le conseguenze potrebbero essere nefaste per tutto il mondo". Il vertice a otto vero e proprio, dice berlusconi è solo quello del primo giorno. 1Il G8 deve rimanere perchè è utile che i leader dei paesi che condividono gli stessi ideali, la stessa visione della democrazie e del mercato si vedano per consocersi meglio e lavorare in amicizia". Berlusconi spiega poi l'allargamento ad altre delegazioni il giorno successivo (quando saranno 14): "La formula del G14 collegato al G8 continuerà perchè rappresenta l'80% dell'economia mondiale".

07 luglio 2009

 

 

dopo le accuse sull'organizzazione del g8

Frattini si sfoga su Facebook e Twitter

"Che figuraccia il Guardian!"

Il ministro: "Dice che gli Usa hanno organizzato una conference call e non si accorge che si trattava del G20"

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NOTIZIE CORRELATE

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Il "Guardian": "Italia fuori dal G8". Frattini: "È una buffonata" (7 luglio 2009)

ROMA - La rappresaglia di Frattini contro il Guardian si estende ai social network. Dopo le dichiarazioni ufficiali alla stampa, il ministro degli Esteri commenta il duro retroscena sul G8 italiano pubblicato dal quotidiano britannico sulle sue pagine di Facebook e Twitter: "Che topica (figuraccia, ndr) il Guardian! Scambia l'Italia per la Gran Bretagna. Dice che gli Usa hanno preso in mano l’organizzazione del G8 dirigendo una conference call e non si accorge che si trattava invece del G20... Un caso di friendly fire (fuoco amico, ndr). Se fossero così onesti da riconoscerlo...".

LE ACCUSE - Stando al Guardian, che cita fonti diplomatiche di alto rango, i preparativi per il summit dell’Aquila sarebbero stati "talmente caotici che si è registrata una pressione crescente da parte di altri stati membri affinché l’Italia venga espulsa dal Gruppo". Secondo la stessa ricostruzione, nelle settimane che hanno preceduto il vertice, l’assenza di qualsiasi sostanziale iniziativa nell’agenda avrebbe indotto gli Stati Uniti a prendere il controllo della situazione. È stata Washington - scrive il quotidiano - a organizzare gli "sherpa calls", gli incontri fra esperti, un tentativo estremo di dare qualche finalità al G8. Interpellato sulla vicenda dai giornalisti che lo seguono oggi in missione a Bucarest, Frattini aveva già bollato tale analisi come "una buffonata, una sciocchezza" auspicando ironicamente che "il Guardian esca dai grandi giornali del mondo".

07 luglio 2009

 

 

 

DURO Scontro tra il ministro e il quotidiano britannico

Il Guardian: "Italia fuori dal G8"

Frattini: "È una buffonata"

Il giornale: "I piani del summit sono nel caos. Intervenuti gli americani". Il ministro: "Solo sciocchezze"

ROMA - Il Guardian spara sull'Italia, a proposito dell'organizzazione del summit dell'Aquila: "Italia fuori dal club del G8". E Frattini risponde ad alzo zero: "È una buffonata, spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali". In serata arriva anche la replica diretta del presidente del Consiglio, Berlusconi: "Una colossale cantonata di un piccolo giornale". Tutto è nato dalla tesi sostenuta dal quotidiano britannico, in un commento dell'editorialista che si occupa di diplomazie, Julian Borger, secondo le quali "all'interno del G8 crescono le voci di un'espulsione dell'Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos". Il commento prevede anche un futuro scenario di vertici senza l'Italia, "sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite" e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali "il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L'Italia non lo sta facendo".

"ITALIANI TERRIBILI" - Secondo la fonte citata dal Guardian, "gli italiani - nell'organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi". Il giornale scrive anche che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una "teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit". Un analista della New York University citato dal giornale, Richard Gowan, critica duramente la presidenza di Berlusconi: "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un'agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un'agenda".

FRATTINI: "È UNA BUFFONATA" - "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo" ha dunque replicato il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest quando gli è stata rivolta una domanda sull'articolo del quotidiano britannico. Il ministro ha definito una "buffonata" la notizia, riportata dal Guardian, che gli Usa abbiano preso in mano l'organizzazione del summit dell'Aquila con una videoconferenza tra gli sherpa. "È una sciocchezza", ha commentato Frattini. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia che gli Usa abbiano preso in mano la situazione c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

LA RUSSA: "NON LEGGO GIORNALI STRANIERI" - "È una sciocchezza, basta non comprare il quotidiano inglese. L'Italia fuori dal G8? Se mai il "Guardian" sarà fuori dalle edicole...". Con una battuta anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, liquida l'articolo del 'Guardian "In questi giorni -dice La Russa- non leggo i giornali stranieri, nè le notizie riprese dai giornali stranieri".

BOSSI: "COPIANO I GIORNALI ITALIANI DI SINISTRA" - Anche Umberto Bossi dice di non essere minimamente preoccupato per le continue accuse della stampa estera nei confronti di Silvio Berlusconi. "Sono critiche - spiega mentre pranza in un bar vicino alla Camera dei deputati con il figlio Renzo - che vengono dall'interno, all'estero copiano i nostri giornali, i giornali della sinistra. Ma Berlusconi - aggiunge Bossi - non cade e non cadrà... Un governo cade se non fa niente ma lui di cose ne ha fatte tante...".

NYTIMES: "G8 COMMEDIA, TRAGEDIA O FARSA. DIPENDE DA BERLUSCONI" - A creare un clima di ulteriore attesa sul G8, con riflettori sempre più puntati su Berlusconi, arriva anche il New York Times che scrive come il vertice potrebbe assumere le caratteristiche della commedia, della tragedia o dell'impresa seria auspicata dai suoi organizzatori. Il più importante quotidiano Usa precisa che l'esito del vertice dipende dal premier Silvio Berlusconi, e dagli "scandali da soap opera a sfondo sessuale" da cui è costretto a difendersi. Ma non solo: a condizionare la riuscita o meno del vertice potranno contribuire anche altri due fattori, il sisma e i no global.

07 luglio 2009

 

http://www.guardian.co.uk/world/2009/jul/06/g8-considers-expelling-italy

Calls grow within G8 to expel Italy as summit plans descend into chaos

While US tries to inject purpose into meeting, Italy is lambasted for poor planning and reneging on overseas aid commitments

Silvio Berlusconi hits back at criticism over G8 summit

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* Julian Borger, diplomatic editor

* guardian.co.uk, Monday 6 July 2009 19.30 BST

Preparations for Wednesday's G8 summit in the Italian mountain town of L'Aquila have been so chaotic there is growing pressure from other member states to have Italy expelled from the group, according to senior western officials.

In the last few weeks before the summit, and in the absence of any substantive initiatives on the agenda, the US has taken control. Washington has organised "sherpa calls" (conference calls among senior officials) in a last-ditch bid to inject purpose into the meeting.

"For another country to organise the sherpa calls is just unprecedented. It's a nuclear option," said one senior G8 member state official. "The Italians have been just awful. There have been no processes and no planning."

"The G8 is a club, and clubs have membership dues. Italy has not been paying them," said a European official involved in the summit preparations.

The behind-the-scenes grumbling has gone as far as suggestions that Italy could be pushed out of the G8 or any successor group. One possibility being floated in European capitals is that Spain, which has higher per capita national income and gives a greater percentage of GDP in aid, would take Italy's place.

The Italian foreign ministry did not reply yesterday to a request to comment on the criticisms.

"The Italian preparations for the summit have been chaotic from start to finish," said Richard Gowan, an analyst at the Centre for International Co-operation at New York University.

"The Italians were saying as long ago as January this year that they did not have a vision of the summit, and if the Obama administration had any ideas they would take instruction from the Americans."

The US-led talks led to agreement on a food security initiative a few days before the L'Aquila meeting, the overall size of which is still being negotiated. Gordon Brown has said Britain would contribute £1.1bn to the scheme, designed to support farmers in developing countries.

However, officials who have seen the rest of the draft joint statement say there is very little new in it. Critics say Italy's Berlusconi government has made up for the lack of substance by increasing the size of the guest list. Estimates of the numbers of heads of state coming to L'Aquila range from 39 to 44.

"This is a gigantic fudge," Gowan said. "The Italians have no ideas and have decided that best thing to do is to spread the agenda extremely thinly to obscure the fact that didn't really have an agenda."

Silvio Berlusconi has come in for harsh criticism for delivering only 3% of development aid promises made four years ago, and for planning cuts of more than 50% in Italy's overseas aid budget.

Meanwhile, media coverage in the run-up to the meeting has been dominated by Berlusconi's parties with young women, and then the wisdom of holding a summit in a region experiencing seismic aftershocks three months after a devastating earthquake as a gesture of solidarity with the local population.

The heavy criticism of Italy comes at a time when the future of the G8 as a forum for addressing the world's problems is very much in question. At the beginning of the year the G20 group, which included emerging economies, was seen as a possible replacement, but the G20 London summit in April convinced US officials it was too unwieldy a vehicle.

The most likely replacement for the G8 is likely to be between 13- and 16-strong, including rising powers such as China, India, Brazil, Mexico and South Africa, which currently attend meetings as the "outreach five" But any transition would be painful as countries jostle for a seat. Italy's removal is seen in a possibility but Spanish membership in its place is unlikely. The US and the emerging economies believe the existing group is too Euro-centric already, and would prefer consolidated EU representation. That is seen as unlikely. No European state wants to give up their place at the table.

 

 

 

 

http://www.guardian.co.uk/world/2009/jul/07/berlusconi-g8-summit-preparations

Silvio Berlusconi hits back at criticism over G8 summit

Italian PM says Guardian's report of pressure over chaotic summit preparations 'a colossal blunder by a small newspaper'

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* Julian Borger, and John Hooper in Rome

* guardian.co.uk, Tuesday 7 July 2009 19.07 BST

* Article history

Silvio Berlusconi addresses a news conference in Rome

Silvio Berlusconi addresses a news conference in Rome. Photograph: Alessia Pierdomenico/Reuters

Silvio Berlusconi has attempted to fend off allegations that preparations for the G8 summit have been so chaotic that Italy's membership of the group was being called into question.

The Italian prime minister said a report in the Guardian, citing senior western officials as saying the US had taken the lead in managing the agenda for the summit, was "a colossal blunder by a small newspaper".

Officials from G8 countries, who did not want to be named, told the Guardian that in the absence of Italian initiatives for the summit, Washington had arranged conference calls among the "sherpas" – the diplomats preparing the summit. There was also fierce criticism of Italy's failure to deliver on promises of overseas aid.

The Guardian today issued a statement saying it wholeheartedly rejected any suggestion that the news story was unfounded.

"I hope that the Guardian is expelled from the great newspapers of the world," said the foreign minister, Franco Frattini. "What the Guardian says is a joke – nonsense."

The defence minister, Ignazio La Russa, suggested a boycott of the paper because of the report.

An Italian foreign ministry spokesman said there had been a misunderstanding about the "sherpa" phone calls. He said one had been organised by the US, but it had been aimed at organising a G20 summit in Pittsburgh in September.

The spokesman said a food security initiative, reported in the Guardian to have been led by the US, had in fact been authored by Italy.

Italy circulated a paper on food security last year, but the Guardian understands that the initiative in its current form, aimed at supporting farmers in developing countries, was put together under US leadership. The "sherpa" calls led by the US were principally concerned with tomorrow's G8 meeting in L'Aquila, the Guardian's sources confirmed.

There is increasing pressure from the US and rising powers such as China, India and Brazil for the G8 "rich countries club" to be expanded and for European membership to be consolidated.

Bruce Jones, a senior fellow of the Brookings Institution in Washington, said in the next three years European states would come under pressure to decide among themselves who should represent the EU in the G8 or any larger successor group, as well as in the UN security council and the International Monetary Fund.

All three institutions are due to be reformed to make them more representative of the 21st-century balance of power, and that is likely to bring a dilution of European influence, with some countries having to drop out. "There is already frustration with the Europeans that they have not sorted these things out," Jones said.

Britain also came under fire for its organisation of the G20 meeting in London in April, to which the Spaniards, the Dutch, the Thais and the Ethiopians were invited at the last moment. American officials complained that the expanded guest list made the forum more unwieldy and the G20 format less attractive.

Jones added that said the leading role played by the US, even though it was not hosting tomorrow's summit, was a sign of things to come. "The criticism of the Italians is more than warranted, but there is a broader point here. It is inevitable that the US will play a more central role in the management of an expanded G8. If there are going to be many more players at the table, not all of them western democracies, there's ever more need for a strong central core. That can only be provided by the US."

 

REPUBBLICA

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2009-07-08

lla vigilia dei G8, papa Ratzinger pubblica una lunga riflessione sui temi economici

Critica all'Onu: burocratico. E alle Ong che "sostengono pratiche abortiste"

L'enciclica sociale Caritas in veritate

"Lavoro decente per tutti. No al precariato"

L'enciclica sociale Caritas in veritate "Lavoro decente per tutti. No al precariato"

Benedetto XVI firma l'enciclica Caritas in veritate

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Multimedia

* IL TESTO dell'enciclica

* L'ANALISI

ROMA - Si intitola Caritas in veritate la nuova enciclica di papa Ratzinger, pubblicata alla vigilia del G8, tutta incentrata sui grandi temi posti dalla globalizzazione dell'economia e dei suoi effetti sulla vita delle persone. 127 pagine: un'analisi economica e sociale sul XXI secolo e un richiamo etico per rendere meno ingiusto il futuro. Ripendendo le tematiche sociali contenute nella Populorum progressio scritta da Paolo VI nel '67, 20 anni dopo l'ultima encilica sociale di Giovanni Paolo II, la Centesimus Annus, la terza enciclica di Benedetto XVI approfondisce alcuni aspetti dello sviluppo economico integrale alla luce della "carità nella verità".

La sfida: "Lavoro per tutti". Papa Benedetto XVI lancia una sfida al mondo: "Serve garantire a tutti l'accesso al lavoro, e anzi: a un lavoro decente. Bisogna rafforzare e rilanciare il ruolo dei sindacati, combattere la precarizzazione e - a meno che non comporti reali benefici per entrambi i Paesi coinvolti - la delocalizzazione dei posti di lavoro". Papa Ratzinger non nega che, in linea di principio, la "delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del paese che la ospita". Ma, ricorda, "non è lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento".

"Serve un'economia etica". Come aveva già annunciato nella lettera inviata a Silvio Berlusconi in qualità di presidente dei G8, il Pontefice invita ad improntare l'economia mondiale ai criteri etici: "Non di un'etica qualsiasi, bensì di un'etica amica della persona".

"I pericoli della povertà". Il Pontefice è preoccupato per l'aumento del divario tra poveri e ricchi: "La povertà ha un impatto negativo sul piano econonomico e mette a rischio la democrazia''. E' una finanza senza etica ad aver fatto deragliare l'economia reale, provocando l'attuale crisi economica mondiale, spiega il Papa.

"Rispettate i migranti". Benedetto XVI non dimentica gli immigrati che "recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d'origine grazie alle rimesse finanziarie". Ebbene i migranti, scrive il Pontefice, "non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono essere trattati come qualsiasi altro fatto di produzione.

Servono politiche di cooperazione internazionale".

"No all'eugenetica". Un capitolo dell'enciclica è ricervato alla denuncia della "sistematica pianificazione eugenetica delle nascite". Le biotecnologie, l'aborto, l'eutanasia, la clonazione sono segni di una "cultura di morte sempre più diffusa che apre scenari inquietanti per il futuro dell'umanità". Per Papa Ratzinger, ''stupisce'' che da una parte si condanni il degrado sociale ed economico, e dell'altra si tollerino ''ingiustizie inaudite'' in campo bioetico.

"Onu e Ong costose e burocratiche". Il Pontefice conferma i no della Chiesa all'aborto talvolta promosso da organismi dell'Onu nei Paesi più poveri. In varie parti del mondo, avverte Benedetto XVI, c'è "il fondato sospetto che gli aiuti allo sviluppo vengano collegati al controllo delle nascite". Accuse pesanti, che il Pontefice rivolge anche alle organizzazioni umanitarie: "Capita talvolta che chi è destinatario degli aiuti diventi funzionale a chi lo aiuta e che i poveri servano a mantenere in vita dispendiose organizzazioni burocratiche". L'indice è puntato contro l'Onu e le Ong, a cui chiede maggiore trasparenza.

Pronte 600.000 copie. Per lanciare in Italia la terza enciclica papale (le precedenti trattavano di politica e Chiesa, Deus caritas est del 2006 e Spe salvi, pubblicata l'anno successivo, centrata sul rapporto scienza e fede), sono state stampate già 600 mila copie in otto lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, polacco e latino.

(7 luglio 2009)

 

 

 

 

Prime proteste nella capitale contro il vertice dei Grandi. Tafferugli

e blocchi stradali. Altri 26 studenti dell'Onda fermati dalla polizia

A Roma tensione e scontri

arrestati 8 attivisti "no G8"

Occupati anche due binari della stazione Termini. Immediato l'intervento degli agenti

A Roma tensione e scontri arrestati 8 attivisti "no G8"

Gli scontri di Roma

ROMA - Blitz, cortei improvvisi, scontri con gli agenti: il G8 spacca Roma, che vive una giornata di protesta contro i Grandi della terra, da domani all'Aquila per l'annunciato vertice. Studenti, ma anche black bloc, 'occupano' la città. Alla fine, un bilancio che parla di 36 fermi e di 10 ragazzi arrestati di cui 2 rilasciati serata. "Il G8 è un terremoto e noi siamo tutti aquilani". Anche questo slogan ha animato la protesta degli studenti dell'Onda, riuniti davanti al rettorato della Sapienza per protestare contro il vertice internazionale e i 21 arresti avvenuti in seguito agli scontri del G8 universitario di Torino, nel maggio scorso.

LE IMMAGINI DEGLI INCIDENTI

"Liberi tutti, liberi subito", hanno urlato fin dalla tarda mattinata, manifestando con un corteo all'interno dell'università romana. Il cuore pulsante della protesta parte da qui e raggiunge poi l'ateneo di Roma tre, si dipana lungo le vie del quartiere Ostiense (violenze a Testaccio, dove sono entrati in azione anche i black bloc: sequestrati mazze, bastoni, sampietrini e un carrello della spesa pieno di bottiglie di vetro) oltre che in zona San Lorenzo. Punto in cui un gruppo di manifestanti della Rete no G8 blocca per alcuni minuti lo svincolo che conduce all'autostrada Roma-L'Aquila (dove "si assiste a una vera e propria militarizzazione dell'arteria", denunciano): i manifestanti ostacolano la circolazione con transenne, striscioni e cartelli con le facce dei grandi che parteciperanno al vertice.

Circa cento manifestanti alla Sapienza escono poi dall'università e, prima di raggiungere piazzale Aldo Moro, entrano in contatto con alcuni mezzi della Finanza che hanno sbarrato la strada al corteo non autorizzato. Gli studenti assaltano una delle camionette: un vetro salta di netto. Respinto il corteo, le forze dell'ordine presidiano la zona circostante l'ateneo e i manifestanti proseguono (scortati) la protesta lungo le vie che circondano la città univesitaria.

Il bilancio delle varie manifestazioni nella capitale racconta di trentasei persone tratte in stato di fermo dalla polizia, di cui dieci arrestate per aver incendiato cassonetti e pneumatici, per aver messo in atto i blocchi stradali e per possesso di oggetti contundenti. "Vogliamo difendere l'abruzzo dagli invasori del G8- dice uno degli attivisti- dallo scempio e dallo sciacallaggio dei grandi che andranno a fare l'elemosina alle popolazioni terremotate.

Vogliamo anche disturbare la circolazione in segno di solidarietà, perchè il G8 è un terremoto e noi siamo tutti aquilani".

Nel pomeriggio la protesta si sposta in piazza Barberini, per l'occasione ribattezzata "piazza dell'accoglienza", dove dalle 17 è parte un presidio: circa 1.000 le persone presenti secondo gli organizzatori, la maggior parte studenti dell'onda, circondati da un notevole spiegamento di forze dell'ordine, che chiudono con grate mobili via Veneto, strada che conduce all'ambasciata americana. "Non ci faremo spaventare - dice Paolo Di Vetta, uno dei portavoce della rete - scendiamo in piazza per accogliere i capi di Stato e dire, da Roma, che non sono ospiti graditi".

I manifestanti chiedono "che le 66 persone arrestate in questi due giorni siano liberate, perché queste cose non accadevano dagli anni settanta: questa piazza è l'esempio della vergogna di un paese ormai militarizzato. Non ci hanno lasciato la libertà di manifestare, hanno fatto la caccia all'uomo". Dal furgoncino presente al centro della piazza partono diverse voci di dissenso ("l'Italia come l'Iran, Berlusconi come Ahmadinejad"), oltre che per la presenza, ritenuta massiccia, di polizia e carabinieri.

C'è anche un 'summit' tra il portavoce della rete e il responsabile della Digos che si occupa della sicurezza nella piazza, con lo scopo di far partire il corteo lungo via Veneto. Lunghe trattative tra forze dell'ordine e gli organizzatori, che in un primo momento rifiutano la controproposta di far passare i manifestanti lungo via Barberini fino a piazza della Repubblica: ritenuto non sufficientemente sicuro, infatti, il percorso attraverso via delle Quattro Fontane e l'incrocio con via Genova, dove si trova la questura. Ma alla fine cedono e il corteo parte. In Piazza Barberini la manifestazione si scioglie con tensioni fra gli stessi manifestanti. Alla fine un gruppo di circa 200 persone occupa due binari della vicina stazione Termini ma viene subito sgomberato dalle forze dell'ordine. Le proteste, così come annunciato dagli attivisti, proseguiranno anche nei prossimi giorni con "azioni di sabotaggio e contrasto nei confronti del G8".

(7 luglio 2009)

 

 

 

La first lady francese non parteciperà al programma per le "signore" nella capitale

Visiterà le tendopoli, il capoluogo e la chiesa che la FRancia si è offerta di ricostruire

G8, Carla Bruni dice no a Roma

"Scelgo L'Aquila e la gente che soffre"

G8, Carla Bruni dice no a Roma "Scelgo L'Aquila e la gente che soffre"

Carla Bruni Sarkozy

con la regina Sofia di Spagna

PARIGI - Distinguersi, sempre. E snobbare la vetrina globale per conquistarne una privata e, probabilmente, di maggiore appeal. La first lady francese Carla Bruni - sempre molto legata alle sue radici italiane - snobba Roma e sceglie L'Aquila. Dice no, grazie, al programma previsto nella capitale per le signore del G8 perché, spiega, preferisce stare nelle tendopoli, fra le macerie, in mezzo alla gente che soffre. E come i capi di Stato e di governo, arriverà direttamente giovedì pomeriggio nel capoluogo abruzzese.

Niente Vaticano né Quirinale. E, venerdì mattina, un programma fitto fitto: visita in qualche tendopoli (l'Eliseo non ha reso noto quali), una puntata in quel che resta del centro della città e in particolare all'ospedale San Salvatore, quindi trasferimento alla chiesa di Santa Maria del Suffragio (la chiesa delle Anime Sante per gli aquilani), il monumento scelto dalla Francia per patrocinarne la ricostruzione, stimata in 6,5 milioni di euro.

All'Eliseo, lo staff di Carla Bruni Sarkozy non cade nel tranello delle domande sui motivi della scelta della moglie del presidente, che oltre ad essere italiana e ad aver sempre mostrato grande coinvolgimento con gli abruzzesi per la tragedia che li ha colpiti, è anche donna apertamente di sinistra. Tanto da aver colorato di gauche un Eliseo di destra, favorendo le aperture del marito nella scelta dei ministri al governo. Con il l'esecutivo italiano, si ricorda in particolare la sua presa di posizione netta sui reduci degli anni di piombo rifugiati in Francia, in testa l'ex brigatista e sua amica Marina Petrella.

Ma il fatto che il G8 dei leader sia separato da quello delle lady non sembra il motivo principale delle scelte di Carla. Vuole "stare fra le persone colpite dalla tragedia, sincerarsi delle loro condizioni, del loro stato di salute psicologico" dicono all'Eliseo, ricordando che la Bruni è da sempre impegnata in cause sociali e in questo caso si sente più coinvolta del solito.

Infine, l'ospedale di San Salvatore: per restaurare la chiesa paga la Francia, come promesso e al pari di altre nazioni. Ma Carla ha contribuito di tasca propria: il giorno dopo il sisma ha scritto al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, una lettera commossa con la quale ha annunciato un suo consistente assegno.

(7 luglio 2009)

L'UNITA'

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2009-07-08

Il Guardian: "L'Italia potrebbe essere espulsa dal G8"

"I preparativi per il summit del g8 nella città montana de l'Aquila sono stati così caotici che sta crescendo la pressione degli altri stati membri per far sì che l'italia venga espulsa dal gruppo". Lo scrive il quotidiano britannico Guardian, citando funzionari dei paesi occidentali.

Il giornale sottolinea che nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno preso il controllo dei preparativi, organizzando conference call tra i funzionari (le cosiddette 'sherpa calls') nel disperato tentativo di dare un obiettivo al meeting, che non ha iniziative sostanziali in agenda.

"Che un altro paese organizzi le sherpa calls è semplicemente senza precedenti - scrive il Guardian citando un funzionario di un paese del g8 - gli italiani sono stati semplicemente disastrosi. Non ci sono stati preparativi. Il g8 è un club, e i club impongono obblighi ai propri membri. L'italia non li ha rispettati".

Secondo il quotidiano le voci sono così arrivate a suggerire che l'italia possa essere espulsa dal G8 e da ogni altro gruppo analogo e che il suo posto possa essere preso dalla Spagna (che ha un prodotto nazionale pro capite più alto e destina ad aiuti un percentuale maggiore del pil).

"I preparativi italiani per il summit sono stati caotici dall'inizio alla fine - rincara la dose richard gowan, analista del centro di cooperazione internazionale dell'università di New York - gli italiani hanno cominciato a dire già da gennaio che non avevano una visione del summit e che erano pronti a prendere istruzioni dagli americani, nel caso in cui l'amministrazione obama avesse avuto qualche idea". I critici, aggiunge il Guardian, sottolineano che il governo Berlusconi ha cercato di compensare la mancanza di sostanza allargando la lista degli invitati, che prevede tra 39 e 44 capi di stato presenti a l'Aquila.

"Gli italiani non hanno idee - aggiunge Gowan - e hanno deciso che la cosa migliore da fare è spalmare l'agenda in modo così sottile da nascondere il fatto che in realtà non hanno un'agenda". Tra le critiche al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, il guardian cita quella di aver concesso soltanto il 3% degli aiuti allo sviluppo promessi quattro anni fa e di aver programmato un taglio di oltre il 50% del budget italiano per gli aiuti esteri.

Comprensibilmente sdegnata la reazione del governo. "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest. Secondo il ministro è una "buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto prendere in mano l'organizzazione del summit con una videoconferenza tra gli sherpa. Per la Farnesina sulla notizia c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh. Più tardi, il ministro si sfoga su Twitter: "Che topica il Guardian! Scambia l'italia per l'Uk. Dice che gli Usa hanno preso in mano l'organizzazione del G8 dirigendo una conference call e non si accorge che si trattava invece del G20... Un caso di friendly fire (fuoco amico, ndr). Se fossero così onesti dal riconoscerlo...". Commenti irati anche dal ministro della Difesa La Russa. "Basta non comprare il quotidiano inglese. Io non leggo i giornali stranieri, né le notizie riprese dai giornali stranieri".

In effetti a livello di stampa estera è da settimane che l'indice di credibilità del nostro paese è precipitato, anche se a livello politico sembra prevalere la cautela. "Noi - dice il segretario del Pd Franceschini in risposta a una domanda sulle polemiche del Guardian - abbiamo raccolto l'appello del presidente Napolitano di abbassare i toni dello scontro, perchè il G8 è per l'Italia una vetrina. Ci sono molte cose da dire, ma le diremo dopo".

07 luglio 2009

 

 

 

Tutti gli spettri del G8. Ecco cosa rischia Berlusconi

di GIUSEPPE CASSINI

Berlusconi ha avuto in sorte di presiedere il G8 per tre volte (1994-2001-2009). Caso unico di longevità, che gli consentirebbe di ricevere all’Aquila un trionfo da decano rispetto ai vari novellini (Obama, Sarkozy, ecc.), se non fosse per cinque spettri che aleggiano sul suo Vertice. A cominciare dallo spettro per antonomasia, quella satanica "Spectre" che ha architettato una cospirazione mediatica senza precedenti, convincendo giornali e tv straniere di destra e di sinistra (dal Times a Libération, dal Wall Street Journal al Paìs, dalle tv di Murdoch ad al-Jazeera) a diffamare il Decano dei leader occidentali. Sarà mica Murdoch il misterioso capo della "Spectre"? Lui lo nega, ma il suo Times ha osato scrivere che "in qualsiasi Paese del G8 un premier coinvolto in uno scandalo di ragazze-squillo si sarebbe dovuto dimettere". Cinto d’assedio, l’impero mediatico del Decano ha dovuto ripiegare dentro i bastioni del "ridotto italico"; ma anche lì la "Spectre" è riuscita ad infiltrarsi corrompendo qualche testata locale, come questa su cui scriviamo. Facile prevedere, dunque, che alla conferenza stampa conclusiva del Vertice i corrispondenti affiliati alla "Spectre" porgeranno al presidente domande avvelenate: un incubo che lascia insonni gli uffici stampa del governo. Un altro fantasma si aggira tra le rovine dell’Aquila, dove Bertolaso ha avuto la rispettabilissima idea di traslocare il Vertice: per risparmiare soldi, ospitare con sobrietà, dissuadere i no-global. Impensabile infatti che i contestatori si riversino nella zona terremotata come a Genova o Seattle. Ma allontanato lo spettro no-global, eccolo ricomparire sotto sembianze più inquietanti. Se ne è avuto un primo assaggio alle elezioni europee, quando per protesta gli aquilani hanno disertato i seggi (23,4% di affluenza). Un secondo assaggio dieci giorni dopo davanti Montecitorio, dove si votava il decreto sul terremoto. Centinaia di sfollati guidati dai sindaci gridavano "Abruzzesi forti e gentili sì, stupidi no" e "Il governo spende solo per il G8, se ne frega di noi". Infatti il governo non sa dove reperire i miliardi necessari alla ricostruzione, tanto che nella bozza di decreto parte dei fondi era spalmata oltre il 2020. Ecco dunque aggirarsi un secondo fantasma ben ambientato (per l’appunto) tra le ghost towns abruzzesi: lo spettro di una contestazione alimentata dai terremotati invece che dai no-global, quindi oltremodo imbarazzante.

Altri fantasmi stanno nascosti nell’agenda del G8, pronti a saltar fuori durante il Vertice. Uno ad esempio si cela tra le pagine del dossier intitolato "Aiuti al Terzo Mondo". Da decenni l’Onu chiede ai Paesi avanzati di devolvere lo 0,70% del PIL in programmi di cooperazione. Nel 2001 la UE guidata da Prodi si era impegnata a devolvere entro il 2006 almeno lo 0,39% del PIL. Allora il premier Berlusconi aveva reagito esclamando: "Macché 0,35%, macché 0,70%! Noi puntiamo all’1%". E l’ha ripetuto per anni al G8, alla Fao, a New York, al Vertice della Terra di Johannesburg. Mentre da grande imbonitore vendeva speranze e incassava applausi, i partner dell’Italia si avvicinavano al traguardo dello 0,39%. L’Italia invece scendeva dallo 0,25% del PIL fino a toccare il fondo dello 0,10%, maglia nera europea. D’accordo che Berlusconi ha fatto della maglietta nera un tocco di moda; ma correrà un bel rischio a presentarsi così all’Aquila - davanti ai tanti invitati del Terzo Mondo - ora che la crisi ha precipitato un miliardo di persone nel vortice di povertà estrema (uno o due dollari al giorno procapite). [TITOBOLD]Il Cavaliere si scusa[/TITOBOLD] incolpando la crisi economica, ma i funzionari internazionali ribattono: "Lui insiste a dire che la crisi è soprattutto psicologica e colpisce l’Italia meno di altri Paesi. Allora come la mettiamo?". Commento di Bob Geldof: "Povera Italia, costretta a rubare ai poveri". Il suo collega Bono è andato oltre chiedendo che il nostro Paese sia radiato dal G8. Perfino Bill Gates si è presentato a Palazzo Chigi a perorare la causa dell’Africa. A quel punto Berlusconi ha implorato il suo magico Ministro dell’Economia di inventarsi qualche strumento innovativo di finanziamento che non pesasse troppo sull’erario. Tremonti non si è perso d’animo. Ha rimpacchettato un oggetto usato chiamato De-tax (meccanismo di devoluzione volontaria di una percentuale dell’Iva nelle transazioni commerciali), l’ha nascosto nel cilindro e lo presenterà come nuovo al tavolo del G8: salagadula-magicabula-bidibi-bodibi-bu.

Riuscirà il gioco di prestigio? Mah, sono molti quelli che ricordano la scenetta di Berlusconi al Vertice di Johannesburg nel 2002, mentre smerciava una prima volta agli africani la portentosa De-tax inventata da Tremonti. In sette anni ha prodotto gettito zero. Vu cumprà? Nell’agenda del G8 c’è un altro dossier prioritario, quello sui "Cambi Climatici", da cui può saltar fuori un quarto spettro. Fosse per il governo, il tema non sarebbe scomparso dall’ordine del giorno. Ma ci ha pensato Obama a sventare l’insabbiamento, quando mesi fa ha indirizzato una bella missiva a Berlusconi pregandolo di riservare massima priorità al tema ambientale. Tutti ricordano la posizione di retroguardia assunta in materia dal Belpaese agli ultimi Consigli Europei. Gli altri membri del G8 sbarcheranno all’Aquila con un fiore all’occhiello: Angela Merkel può vantare la felicissima formula "20/20/20 entro il 2020" fatta approvare all’UE; Sarkozy sventolerà l’ambizioso piano nazionale noto come "Grenelle de l’Environnement"; Obama lo stanziamento di 150 miliardi di dollari per un piano decennale d’investimenti verdi. Berlusconi potrà solo mettersi all’occhiello uno dei fiori coltivati nella sua villa e ripetere che lui sì è un vero ecologista, avendo "piantato a Villa Certosa 500 specie di cactus". [TITOBOLD]Che altro fare[/TITOBOLD] senza alcun programma credibile? Messo alle corde, il governo ha affidato all’"aurea beltade" siracusana che dirige il Ministero dell’Ambiente l’ingrato compito. Ecco allora la Ninfa Aretusa dare il meglio di sé: a Siracusa, proprio là dove sgorga la sua limpida fonte, ha ospitato un G8 Ambiente di tale dovizia da lasciar inebriati i suoi colleghi stranieri. Un ultimo spettro ferale aleggia sulla presidenza italiana del G8: quello di certificarne il decesso. È stato Gordon Brown a passare all’azione, riesumando un catatonico G20 di cui deteneva la presidenza. Questo Gruppo vivacchiava da dieci anni come luogo d’incontro dei ministri economici. A novembre, in piena crisi finanziaria, egli organizzò un inedito G20 a livello di vertice; non a Londra bensì a Washington, epicentro della crisi. A gennaio l’Italia, assumendo la presidenza G8, avrebbe potuto far squadra con i britannici, in modo da pilotare un atterraggio morbido del G8 nel G20. Non lo fece, sicché Gordon Superman rifilò un pesce d’aprile al Cavaliere: il 1° e 2 aprile organizzò un altro Vertice del G20, stavolta a casa sua, per concertare le strategie di uscita dalla crisi globale. E quella fu una concertazione vera, perché garantita da un foro che rappresenta il 90% del PIL mondiale e i 2/3 della popolazione. Riuscirà Berlusconi ad esorcizzare tutti gli spiriti maligni in agguato all’Aquila? Se sì, riceverà l’onore delle armi, anche se gran parte del merito andrebbe riconosciuto all’eccellenza dei diplomatici italiani, indaffaratissimi ad assicurare il buon esito del Vertice: che sarà forse l’ultimo, ma appunto per questo va concluso onorevolmente in modo da chiudere in bellezza la storia ultratrentennale dei G8.

07 luglio 2009

 

 

 

Berlusconi risponde alle critiche: 'Ho il 64% dei consensi'

Le difficoltà? L'immagine molto logorata all'estero dell'Italia e del premier? Le preoccupazioni per l'organizzazione all'Aquila che le delegazioni estere hanno digerito male? "Solo calunnie - afferma Berlusconi - ho il 64% dei consensi degli italiani". Il capo del governo si presenta a palazzo Chigi alla conferenza stampa di presentazione del vertice attaccando i media italiani e stranieri e affermando che il summit è assolutamente sicuro per i Grandi della Terra: "Non c'è nessun pericolo per i rischi di eventuali terremoti perchè gli edifici sono antisismici e la cittadella del G8 è stata curata con una regia attenta". Berlusconi si dice anche sicuro che dal vertice arriveranno indicazioni utili per i problemi del mondo. Affermazione che stride con quelle successive secondo cui su clima, Iran e ricette economiche ci sono dichiarazioni comuni già pronte ma di fatto posizioni distanti.

Incurante delle critiche e delle perplessità, che secondo il Guardian, potrebbero portare in futuro all'esclusione dell'Italia dal consesso dei grandi, notizia bollata dal governo come una buffonata, Berlusconi reagisce alla sua maniera: piglio e sondaggi. Il premier però tradisce irritazione per la vasta campagna di stampa straniera che lo attacca da settimane dopo l'esplosione del caso veline e se la prende subito con l'ultimo "nemico", definendo "una grande cantonata di un piccolo giornale" quella del Guardian. Sono solo calunnie, afferma, e "gli attacchi della stampa estera non condizioneranno il G8 nella maniera assoluta". Poi si scaglia contro Repubblica, "Non c'è una cosa vera di quelle che avete scritto. Sono tutte calunnie dalle minorenni in poi...".

I lavori del G8 non saranno condizionati dalle polemiche - risponde Berlusconi - perchè ho un rapporto continuativo e costante con i miei colleghi che conoscono bene i giornali e sanno valutarli. Però - aggiunge - mi sembra strano che la domanda provenga da uno che appartieneal suo gruppo editoriale che prima ti buttano addosso delle calunnie e poi se la prendono con te perchè queste calunnie fanno male all'Italia. Complimenti".

Nel corso del G8 - ha detto poi Berlusconi - saranno presentati due video sul terremoto che ha colpito l'Abruzzo e sui cantieri per la ricostruzione. "Presenteremo alcuni video sul terremoto - prosegue - e sui cantieri a cui stiamo lavorando per dare a tutte le famiglie un tetto entro fine novembre, a sette mesi dal sisma".

Finita l'autopromozione Berlusconi si sofferma su quel che si discuterà al vertice, ossia le nuove regole finanziarie. Sui paesi che soffrono la fame, tema per cui l'Italia è stata molto criticata alla vigilia del vertice per il manifesto disinteresse all'argomento, Berlusconi spera che verrà varata al vertice un'iniziativa, "l'Aquila food security", con la quale stanziare una somma importante,

tra i 10 e i 15 miliardi di dollari per aiutare le persone che nel mondo soffrono la famè"."Si tratta - osserva - di guardare a quello che è un sistema globale, ad una economia globale, che non può andare avanti con le regole del vecchio secolo. Noi presentiamo i 12 punti studiati dall'Ocse, con principi standard che puntano ad una economia basata su moralità, eticità e trasparenza. Punti - osserva il premier - che parlano di governance di banche, istituti, aziende". Il presidente del Consiglio illustra la sua posizione: "Dobbiamo vietare il riciclaggio di denaro, dire no a forme di protezionismo e far sì che il segreto bancario non sia più un ostacolo". Il Cavaliere ribadisce comunque che "il lavoro dovrà poi essere sottoposto al G20 di Pittsburgh.

 

 

 

 

07 luglio 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-07-08

Documento dei Ministri Finanziari del G8 a LECCE:

Statement of G8 Finance Ministers

Lecce, Italy, 13 June, 2009

Italia fuori dal G8? È polemica tra il Guardian e Frattini

di Elysa Fazzino

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7 luglio 2009

Al G-8 la sfida sul clima in vista di Copenaghen

Un consulto via internet per le regole del G-8 (di Rossella Bocciarelli)

La riscossa europea al primo traguardo (di Adriana Cerretelli)

Ciampi: "Fare di più contro la crisi" (di Dino Pesole)

I numeri: 29 leader, 1.000 delegati, 3.600 giornalisti

Il Codice Atlantico si svela a L'Aquila

DOCUMENTO / "The Lecce Framework" (13 giugno 2009)

Per saperne di più: i link utili

Gli auspici non sono buoni, anzi i preparativi del vertice sono un caos, c'è chi vuole l'Italia fuori dal G8. Al suo posto meglio la Spagna. E gli scandali: Silvio Berlusconi riuscirà a evitare le gaffe? Angela Merkel stia attenta a farsi fotografare insieme a lui, non si sa mai che scherzi possa fare e in Germania presto ci sono le elezioni.

Crescendo di polemiche sulla stampa straniera alla vigilia del G8 a L'Aquila. Un vertice chiacchieratissimo, come salta agli occhi passando in rassegna i siti web dei media esteri. E' il Guardian a lanciare il siluro più inatteso: "Crescono le pressioni per espellere l'Italia, mentre i preparativi del summit scendono nel caos". Sulla base di indiscrezioni raccolte negli ambienti diplomatici, Julian Borger scrive che dietro le quinte si brontola per come è organizzato il vertice tanto che qualcuno è arrivato fino a proporre di espellere l'Italia dal G8. Una possibilità proposta nelle capitali europee è che l'Italia sia sostituita dalla Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e dà una maggiore percentuale del Pil agli aiuti.

Nell'assenza di ogni iniziativa sostanziale da parte dell'Italia nell'organizzare l'agenda del vertice – si legge sul Guardian – "gli Stati Uniti hanno assunto il controllo". Washington ha organizzato le conferenze telefoniche tra gli "sherpa" in un tentativo dell'ultima ora di "iniettare qualche significato" nell'incontro. "Che sia un altro paese a organizzare le telefonate tra gli sherpa è un fatto senza precedenti", afferma il Guardian. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione".

Il Guardian scrive che il ministero degli Esteri italiano non ha voluto commentare le critiche. Ma la reazione c'è stata: "Spero che il Guardian esca dai grandi giornali del mondo", ha detto da Bucarest il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest, definendo "una buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto organizzare il summit: una videoconferenza tra gli sherpa in effetti è stata organizzata da Washington, ma in vista del G20 che si svolgerà a Pittsburgh.

Il governo Berlusconi – è una delle critiche del Guardian – ha cercato di compensare la mancanza di sostanza allungando la lista degli ospiti: i capi di Stato all'Aquila saranno tra 39 e 44. Il premier italiano è stato attaccato per avere mantenuto solo il 3% degli aiuti allo sviluppo promessi e per avere intenzione di tagliare di oltre il 50% gli aiuti in bilancio. Le pesanti critiche all'Italia arrivano in un momento in cui lo stesso futuro del G8 è in forse.

Sempre il Guardian sottolinea che Berlusconi è stato messo alle strette da Bob Geldof (e si è scusato per non avere mantenuto le promesse di aiuti): Geldof ha detto che è in gioco la sua credibilità e che rischia di essere ribattezzato come "Mister 3%" perché mantiene solo il 3% delle sue promesse. In un altro articolo il Guardian mette in evidenza che "la Gran Bretagna vuole svergognare il G8 sugli aiuti all'Africa". Su questo fronte, "il principale colpevole è Berlusconi".

Non è tenero neppure il Financial Times: in un editoriale non firmato intitolato "Summit for Silvio", il quotidiano britannico fa notare che la reputazione di Berlusconi è calata per ragioni che vanno al di là delle recenti storie sulla sua vita privata. Ha sempre stato una figura "controversa e imprevedibile". L'amministrazione Bush doveva corteggiarlo perché era in conflitto con i leader di Francia e Germania. Ma ora che i due Paesi hanno leader pro-americani Barack Obama "non deve essere tollerante come il suo predecessore".

Berlusconi non può essere completamente ignorato, ammette il Ft: ha un forte mandato per governare (cosa che non può dirsi per Gordon Brown) e l'Italia è un forte partner in Afghanistan e si prenderà dei detenuti di Guantanamo. "Ma su molti aspetti della politica", Berlusconi "irrita gli alleati dell'Italia". Secondo il Financial Times, sembra non avere interesse per gli aiuti allo sviluppo e il cambiamento climatico. Sull'Iran, l'Italia ha cambiato posizione dalla più morbida alla più dura. E sulla Russia, gli Usa sono stanchi di come Berlusconi si presenta come interlocutore tra Washington e Mosca, una nozione "assurda".

A L'Aquila, conclude il Ft, Berlusconi deve alzare il gioco. "Gli auspici non sono buoni", nel 1994 a Napoli fu raggiunto da un avviso di garanzia, nel 2001 a Genova il vertice fu quasi devastato dalle proteste. A L'Aquila, Berlusconi spera di essere fortunato per la terza volta. "Possiamo essere perdonati se manteniamo basse le aspettative".

Al "canto del cigno" del G8, il Financial Times dedica un altro servizio, nel quale mette in evidenza la frustrazione di Kofi Annan, che ha scritto una lettera personale a Berlusconi per protestare contro lo scarso impegno dell'Italia negli aiuti all'Africa. Quentin Peel punta il dito sul summit, trasformato in una "stravaganza", un raduno "mostruoso" di migliaia di persone, un "circo mediatico". Peel critica la vaghezza degli accordi che si profilano. "Non è solo colpa di Berlusconi", perché l'evento è diventato troppo goffo per essere efficace. "Ma l'entusiasmo del premier italiano peggiora le cose". Non è entusiasta dei temi che si discutono ma "ha una passione per la rappresentazione. Potrebbe finire col presiedere l'ultima grande stravaganza di un'organizzazione obsolescente".

CONTINUA ..."

7 luglio 2009

 

 

 

 

Berlusconi: italiani con me

nonostante le calunnie

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7 luglio 2009

"Dai nostri archivi"

Berlusconi rilancia la guerra alla paura contro la crisi

Berlusconi: a settembre più nessuno in tenda

Berlusconi: "Il mio governo è il più stabile di tutto l'Occidente"

Berlusconi presenta il G-8: una nuova Doha per liberalizzare il commercio

Vertice Nato: la Merkel aspetta Berlusconi impegnato al telefono

"Dopo gli attacchi che certa stampa italiana ha promosso anche nel circuito di certa altra stampa estera, mi fa piacere rimarcare che secondo Euromedia reserch io ho la fiducia del 64,1% degli italiani che mi situa in una situazione record. Credo che questo debba essere sottolineato perchè un conto è la realtà, altro sono le calunnie". Lo ha detto Silvio Berlusconi, durante la presentazione del vertice G-8 a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio ha anche commentato l'articolo del Guardian in cui si ipotizza l'uscita dell'Italia dal G8. "Una grande, colossale cantonata di un piccolo giornale" l'ha definita il premier. E, al giornalista di Repubblica che gli aveva posto la domanda ha detto: "Non c'è una cosa vera di quello che avete scritto. Sono tutte calunnie, dalle minorenni in poi".

Quanto al vertice degli otto grandi, ha affermato: "Questo G8 si apre con buoni auspici". Secondo Berlusconi infatti sono stati superati alcuni problemi fonte "di preoccupazione". Soprattutto quello della distanza tra l'amministrazione americana e quella russa sulla questione dello "scudo spaziale". Quanto alla sicurezza del vertice a fronte del rischio terremoto, Berlusconi ha assicurato "che non c'è nessun pericolo, perchè anche eventuali sismi che dovessero intervenire troveranno gli edifici della cittadella della Guardia di Finanza assolutamente anti-sisma".

Riguardo ai temi che saranno argomento di discussione, il premier ha citato il clima. "Ci sono delle resistenze molto forti - ha detto - come ho avuto modo di riscontrare con il premier cinese. Si dovrà cercare una posizione condivisa". E sulla fame nel mondo, Berlusconi ha parlato che tra gli impegni degli otto grandi c'è anche quello di stanziare di una cifra "tra i dieci e i quindici miliardi di dollari per aiutare chi soffre la fame nel mondo". E poi ha aggiunto: "Porterò a L'Aquila il lungo messaggio da parte del Santo Padre". E ha ricordato che si tratta di un "lungo messaggio, di diverse pagine" in cui si auspica l'impegno a garantire l'uscita dalla crisi e la pace.

7 luglio 2009

 

 

 

La sfida sul clima, in vista di Copenaghen

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7 luglio 2009

I numeri: 29 leader, 1.000 delegati, 3.600 giornalisti

Il Papa a Berlusconi e al G-8: "Aiutare i paesi più poveri"

DOCUMENTO / "The Lecce Framework" (13 giugno 2009)

Per saperne di più: i link utili

L'obiettivo della presidenza italiana è di avvicinare le posizioni di Usa a Ue, ma gli "ossi duri" sono i cinque paesi emergenti: Cina, India, Brasile, Messico e Sudafrica

Fissare un quadro generale di impegni ambiziosi ma realistici, che permettano di arrivare a dicembre al vertice dell'Onu di Copenaghen e concludere un accordo per sostituire il protocollo di Kyoto che scade nel 2012: è l'obiettivo del summit del G-8 dell'Aquila sul fronte del clima, che assieme alla crisi economica e lo sviluppo sarà uno dei principali temi sul tavolo dei Grandi nel capoluogo abruzzese.

 

La sfida arriva in un momento delicato e cruciale, mentre la Casa Bianca con Barack Obama si è aperta alle esigenze di lotta al cambiamento climatico: ma la svolta decisiva verso Copenaghen ci sarà solo se Europa e Stati Uniti riusciranno a fare fronte comune e influenzare le grandi economie emergenti, a cominciare da Cina, India e Brasile, che nel 2050 saranno i principali emettitori di gas a effetto serra.

La presidenza italiana cercherà innanzitutto di avvicinare il più possibile la posizione degli Stati Uniti a quella dell'Europa, operando una mediazione: anche se il quadro Ue per la riduzione delle emissioni è il più ambizioso (20% di emissioni in meno entro il 2020 rispetto al 1990, aumentabili al 30% se gli altri partner internazionali seguiranno), "quel che serve ora è un accordo globale", ricordano le fonti. In altre parole, in questo momento negoziale, se si resta inamovibili sulle posizioni europee, si rischia di ritrovarsi soli, come prima dell'era Obama.

Tutti i paesi emergenti stanno cominciando a fare sforzi, inclusa la Cina che a inizio giugno ha presentato un piano ambizioso per aumentare fino al 20% l'energia da rinnovabili, ma tendono a diffidare di eccessivi vincoli internazionali perché hanno paura che possano bloccare la loro crescita industriale. Ancora in questi giorni Pechino ha ribadito la sua posizione classica: il viceministro degli Esteri He Yafei ha parlato della necessità di una strategia comune insistendo che "uno dei principi-chiave di Kyoto è la responsabilità comune ma differenziata" e ha sottolineato la contrarietà di Pechino a una carbon tax e al protezionismo per affrontare i cambiamenti climatici. Una posizione, ha ricordato He, comune a quella del presidente americano Barack Obama. Fra i più ostici nel G5 al livello negoziale vi sono gli indiani, ma anche il Brasile su certi aspetti, mentre il Sudafrica del nuovo presidente Jacob Zuma sembra un po' meno aperto di prima.

La dichiarazione finale, in ogni caso, affronterà tutti gli aspetti del problema: la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ("mitigation"), i finanziamenti da stanziare, le tecnologie per arrivarci e le problematiche di adattamento.Queste ultime riguardano come affrontare fenomeni già in atto (erosione, desertificazione, ecc.), che spesso colpiscono proprio i paesi più poveri e deboli. Ove possibile, hanno indicato le fonti, si cercherà di produrre obiettivi cifrati, sapendo che quelli più controversi ma anche più importanti e simbolici sono quelli sulla riduzione delle emissioni.

7 luglio 2009

 

 

La riscossa europea al primo traguardo

di Adriana Cerretelli

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Martedí 07 Luglio 2009

Il pungolo francese. L'incontenibile ambizione di Nicolas Sarkozy di cavalcare la grande crisi finanziaria per rifondare il capitalismo anglosassone annegato nei suoi eccessi. La voglia matta di asserire la superiorità, anche morale, del modello europeo, magari molto più grigio e felpato ma apparentemente più solido. L'alleanza con la Germania di Angela Merkel. La presidenza americana di George W. Bush sul viale di un drammatico tramonto.

Meno di sette mesi fa a Washington partiva da qui, da un'iniziativa tutta europea la lunga marcia che, nelle intenzioni e con il tempo, dovrebbe rifare i connotati alla finanza globale, disegnando la nuova architettura di mercati, regole e vigilanza internazionali per dare vita a un nuovo ordine mondiale più sicuro, trasparente e stabile.

Doveva esserne il G-8+5 - i maggiori paesi industrializzati ed emergenti - il grande demiurgo ma Bush, l'ospite, decise per il G-20. Che da allora non ha mollato la presa: dopo Londra in aprile, nuovo vertice a Pittsburg in settembre. Intermezzo all'Aquila dove domani e dopo il G-8 allargato poserà un'altra pietra, tenendo a battesimo il nuovo codice dei global standard, voluto da Giulio Tremonti ed elaborato con i tecnici dell'Ocse.

Duecento giorni sono pochi per rifare il mondo ribaltando l'ideologia del dio-mercato, libero e intoccabile, nel nuovo dogma di Gulliver. Che, per dirla con la coppia Sarkozy-Merkel, recita: "In futuro nessun soggetto, prodotto o servizio finanziario potrà sfuggire alla disciplina delle regole".

Di esitazioni e riserve su una regolamentazione a 360 gradi continuano in realtà a essercene fin troppe. In Europa come negli Stati Uniti, che sono quelli che contano. Insieme fanno il 75% del mercato finanziario mondiale anche se i rapporti di forza si sono invertiti: con il 40% l'Ue detiene la quota maggiore, quando ancora nel 2000 la sua fetta era la metà di quella americana. Più clamoroso il ribaltone se si guarda l'indice IPO: i collocamenti di nuove società in Borsa negli Usa fino al 2005 sono stati più che doppi. Poi è avvenuto esattamente il contrario. Complice lo scandalo Enron e la legge Sarbanes-Oxley che ha imposto controlli molto più farraginosi sulle società. Risultato, i mercati europei sono diventati più veloci.

"Adesso o mai più. Se non riusciremo a riformare la vigilanza in Europa nel pieno di una grave crisi, quando mai potremo riuscirci?" avverte il presidente della Commissione europea José Barroso. Il richiamo all'ordine non è casuale. C'è chi comincia a temere che, se la ripresa economica non tarderà troppo, l'intera operazione possa risolversi in tanto rumore per quasi nulla.

La grande riforma anti-crack presentata a metà giugno dal presidente Barak Obama, che prevede maggiori poteri per la Federal Reserve, controlli più stringenti sui mercati e più tutela per i risparmiatori, è un segnale importante ma ancora un progetto di carta: ai cui fianchi lavorano le grandi lobby bancarie insieme alle divisioni in Congresso tra i democratici e tra questi e i repubblicani. Difficile del resto ripudiare una cultura e interessi consolidati.

I progressi fatti in Europa sono decisamente più concreti: sono state approvate le nuove regole per le agenzie di rating, presentate quelle per gli hedge fund e contro le remunerazioni d'oro dei top manager. Si attendono per fine settembre le proposte formali sul nuovo sistema europeo di vigilanza dei mercati secondo lo schema De Larosière delle due Autorità: una sui rischi sistemici che avrà il suo dominus nella Bce, l'altra con compiti di sorveglianza micro-prudenziale e di coordinamento tra le 27 Authority nazionali di vigilanza su banche, assicurazioni e Borse.

A prima vista l'Europa si conferma la prima della classe. Nei fatti, e in attesa di proposte che arriveranno solo in settembre, si è già abbondantemente scannata al proprio interno: gli inglesi da una parte, sostenuti da Slovenia, Slovacchia, Romania e in parte Germania. Francia, Germania e Italia dall'altra. No a decisioni e arbitrati vincolanti, no al ruolo della Bce: alla fine però il premier Gordon Brown si è arreso. Con un'eccezione: "È inconcepibile che un Governo sia chiamato a pagare il conto della decisione di un'autorità europea".

Non succederà. Londra quindi ha abbozzato. Ma non si escludono nuovi assalti in futuro. Anche se sulla vigilanza si decide a maggioranza. Nessuno però in Europa vuole legiferare contro la City. Con la grande crisi la stessa City ha capito che a fare l'off-shore dell'Unione si rischia di più che a starci dentro. La storia dei mai sopiti dissidi intra-europei, la riluttanza ad accettare autorità sovranazionali la dice lunga però sulla difficoltà di elaborare una credibile regolamentazione finanziaria globale. Accettabile a tutti. Evidentemente la moltiplicazione delle "G" non basta a fare il miracolo.

Martedí 07 Luglio 2009

 

 

 

 

 

Ciampi: "Contro la crisi i grandi della terra devono fare di più"

di Dino Pesole

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Martedí 07 Luglio 2009

"La domanda che mi sto ponendo con insistenza in queste ore è se a livello globale siamo stati in grado di dare le necessarie risposte globali alla crisi". Alla vigilia dell'atteso vertice del G-8 all'Aquila, Carlo Azeglio Ciampi si interroga sull'effettiva capacità che le grandi potenze mondiali hanno avuto finora nell'affrontare la più grave crisi globale del dopoguerra.

La risposta è in qualche modo già contenuta nell'interrogativo: tutti ormai concordano che la crisi finanziaria, poi trasferitasi all'economia reale, richieda azioni sempre più coordinate. Ma da questo punto di vista, soprattutto nel Vecchio Continente è soffiato forte il vento degli egoismi nazionali. "Non mi sembra che le risposte fornite finora siano state all'altezza della crisi". Lo sostiene un padre riconosciuto della nuova Europa, che da ministro del Tesoro ha guidato il Paese nella faticosa rincorsa all'euro, e poi da presidente della Repubblica ha esortato a più riprese l'Unione europea a dotarsi di una politica economica comune. Ha usato il termine "zoppìa", per fotografare l'asimmetria che si è creata tra il fondamentale approdo alla moneta unica e l'assenza di conseguenti strategie concordate di politica economica. La crisi ha esasperato ancor più questa frattura, e la paralisi del percorso costituente ha fatto il resto.

Ciampi tuttavia resta ottimista sul futuro dell'Europa. Ha appena dato alle stampe un libro edito dal Mulino, "La libertà delle minoranze religiose", a cura di Francesco Paolo Casavola, Gianni Long e Francesco Margiotta Broglio. È la rivisitazione di un suo testo giovanile, la tesi di laurea che presentò nel 1945, sulla libertà religiosa come diritto fondamentale e inalienabile della persona. "Fiducia e credibilità - osserva - ecco i due elementi essenziali per uscire dalla crisi". Ciampi rinvia all'articolo pubblicato sul "Sole 24 Ore" del 4 giugno, nell'ambito delle "lezioni per il futuro", nel passaggio in cui ricorda che nell'immediato dopoguerra la classe dirigente "fu unita per la ricostruzione dell'Italia. Uomini e donne con storie e convinzioni diverse, così tanto diverse da sembrare inconciliabili, superarono nell'interesse del Paese le ragioni pure profonde che opponevano gli uni agli altri".

Occorrerebbe oggi uno slancio simile, in Italia come in Europa. "Credibilità soprattutto da parte delle istituzioni", ripete Ciampi e cita la Bce che "questa credibilità l'ha conquistata sul campo nei suoi dieci anni di vita". Un anno fa, il 2 giugno 2008, ospite d'onore a Francoforte per il decennale della Bce, sostenne che la "creatura" di cui si festeggiava l'anniversario "operando sulla base di un saggio ordinamento statutario, ha sviluppato muscoli e intelletto, in un processo di apprendimento fattivo che ha fugato quegli antichi dubbi. La storia di questi anni è qui a dimostrare che l'Eurosistema ha funzionato". La Bce "ha saputo conquistarsi il più ambito dei riconoscimenti per una Banca centrale, quello della credibilità e dell'autorevolezza". Poi la crisi è esplosa in tutta la sua forza, e Ciampi resta convinto come allora che l'Europa "deve poter parlare con una voce sola. Serve un governo dell'economia, capace di promuovere una crescita del reddito, una sua più equa ripartizione e migliori opportunità per l'occupazione". Perché una cosa deve essere chiara: senza crescita "non può esservi durevole stabilità, né monetaria, né reale".

Come un anno fa, Ciampi resta convinto che "solo parlando con una sola voce l'Europa può essere realmente soggetto della storia, soprattutto in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo". Processo che passa necessariamente attraverso un opportuno ricambio generazionale, tema anch'esso molto caro a Ciampi. La sua generazione, un contributo decisivo al Paese lo ha già dato. "Gli ideali e i valori ai quali mi sono formato sono stati la bussola che ha orientato la mia vita", scrive nella breve introduzione al suo saggio. "Hanno concorso a dar voce a quel maestro interiore al cui ascolto Sant'Agostino rinvia ogni uomo per discernere il cammino dell'esistenza, per orientare la propria condotta nella vita pubblica come in quella privata. Perché non c'è cesura tra le due. L'una e l'altra rientrano nella sfera della coscienza intesa come atto che unisce la conoscenza razionale con l'azione libera".

Martedí 07 Luglio 2009

 

 

 

 

I numeri: 29 leader, 1.000 delegati, 3.600 giornalisti

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6 luglio 2009

Oltre ai capi di Stato e di governo (ventinove in tutto) al vertice dell'Aquila partecipano undici organizzazioni internazionali: così il G-8 diventa di fatto un G-40

Sono numeri da record quelli del 35mo vertice dei Paesi più industrializzati che si apre mercoledì 8 luglio all'ora di pranzo all'Aquila. Alla tre giorni nel capoluogo abruzzese prenderanno parte i leader di 29 Paesi, da Barack Obama a Muammar Gheddafi, e i rappresentanti di 11 organizzazioni internazionali. In totale 40 delegazioni, con un migliaio di persone al seguito soltanto tra quelle alloggiate nella zona di Coppito, teatro del summit. A loro si uniranno poco meno di 3.600 tra giornalisti, fotografi e cameramen. I Paesi coinvolti sono quelli del G-8 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia e StatiUniti), a cui giovedì mattina si uniranno quelli del Gruppo

dei Cinque (Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica) più l'Egitto, ospite speciale della presidenza.

In seguito si terrà una riunione a 17 allargata a Australia, Corea del Sud e Indonesia, il cosiddetto Major economies Forum (Mef). Ci sarà anche una sessione sul clima allargata alla Daminarca, quale Paese che ospiterà la conferenza di dicembre a Copenaghen, e all'Olanda, alla Spagna e alla Turchia. La Svezia partecipa a tutti i lavori in qualità di presidente di turno della Ue, affiancata dal presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. Tutti i leader e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali si ritroveranno giovedì sera alla cena offerta dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ci sarannoanche i leader dei Paesi africani (oltre a quelli già menzionati Angola, Algeria, Etiopia, Nigeria più Senegal come presidenza Nepad, Libia come presidenza Unione africana e Gabon come presidenza Commissione Ua). L'Africa sarà protagonista delle ultime due sessioni di lavoro, di venerdì mattina. Le organizzazioni internazionali presenti saranno la Commissione Ua e Ue, l'Onu e le sue tre agenzie alimentari, Ifad, Fao e Pam, l'Omc, la Banca mondiale, l'Ocse, l'Agenzia internazionale per l'energia (Aie), l'Ilo.

6 luglio 2009

 

 

 

Il Codice Atlantico si svela a L'Aquila

di Cesare Balbo

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7 luglio 2009

In occasione del G8 all'Aquila verranno esposti, sfascicolati in anteprima mondiale, otto fogli originali del Codice Atlantico, la sintesi di oltre quarant'anni ( dal 1478 al 1519) di ricerche scientifiche di Leonardo da Vinci. I disegni fanno parte della più vasta collezione esistente di carte leonardiane, composta da 1119 fogli espressione, quasi integrale, del pensiero scientifico e artistico del genio rinascimentale che si firmava, da destra a sinistra, Maestro Leonardo fiorentino in Milano. L'esposizione in teche "invisibili", ininfluenti nella visione delle opere, è frutto della complessa sfascicolatura dei 12 volumi in cui vennero rilegati i disegni tra il 1962 e il 1970. La tappa de L'Aquila è solo la prima dell'esposizione integrale del Codice Atlantico che verrà scandita a Milano in 24 mostre successive, a partire dal prossimo 10 settembre fino al 2015, a coronamento dell'importante appuntamento dell'Expo.

 

 

Un'edizione facsimile di 25 tavole, appositamente realizzata con inedite immagini a tiratura numerata e limitata, verrà data ai capi di stato e di governo presenti all'Aquila. Un estratto, dieci raccolte, di questa edizione esclusiva andranno all'asta su e-Bay dal 16 al 23 il cui ricavato andrà in beneficienza nell'ambito dell'iniziativa "Maestro Leonardo fiorentino in Milano per il restauro delle opere d'arte in Abruzzo e all'Ambrosiana".

Due degli otto fogli in mostra al G8 saranno a Milano, a Palazzo Marino in Sala Alessi, dal 16 al 31 Luglio.

 

 

L'esposizione che simbolicamente parte da L'Aquila nel segno ricorrente dell' otto ( numero dei disegni, del giorno e del'evento ) , su iniziativa della Veneranda Biblioteca Ambrosiana e della Fondazione Cardinale Federico Borromeo che custodiscono circa l'ottanta per cento dell'opera omnia di Leonardo, è un'opportunità unica per conoscere un tesoro, per lungo tempo, chiuso in cassaforte.

7 luglio 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

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